4 febbraio 2020

Ricomincio a scrivere questo mio diario su un nuovo quaderno: in fondo è proprio così, cambiare l’aspetto del blog è come cambiare quaderno e cominciare di nuovo. Sono piccoli stratagemmi, ma servono. Preferisco che la pagina su cui scrivo sia bianca, il più possibile simile a un vero e proprio quaderno. Come su un quaderno, poi, sarà possibile incollare talvolta foto, o immagini di altro tipo. La tecnologia mi consentirà addirittura di caricare video … il digitale e l’analogico si confrontano, così: chissà come me la caverò.

Oggi è martedì, a Milano un martedì umido, a quest’ora grigio.

evviva, il nuovo anno

Ho incominciato questo nuovo anno sentendomi molto felice. Non felice scema. Felice e basta. Felice perché riposata, felice perché in qualche modo un poco più tranquilla rispetto ai miei soliti tormenti. Insomma, era andato tutto bene. Il 2019 era finito bene, il 2020 stava cominciando bene. I propositi, quei propositi di cui avevo cominciato a scrivere settimane prima della fine dell’anno, erano vivi in me: e, contrariamente alle mie pessime abitudini, stavo tenendo, anzi, mi stavo attenendo, ma non come un dovere, ma con gioia. Mi sentivo forte, forte e felice come raramente lo sono stata nella mia vita.

Poi è successo che tutto è andato a puttane.

E’ successo che lunedì 13 gennaio Paolo e io …

Ma oggi è passato ancora del tempo. Oggi è il 31 gennaio. E se io sono qui vuol dire che le cose stanno migliorando. Questo pomeriggio alle sei comunque avevo appuntamento con Vito e sono arrivata proprio in tempo alla fine, partendo da R 14 alle cinque e mezza, cioè timbratura alle 17,20 più o meno. Ma lasciando la bici alla fine di via L e poi aspettando l’autobus, entravo al Servizio TD alle 18,01. Quindi decisamente …

Buoni propositi

Ho cominciato tempo fa, forse tre settimane fa, scrivendo dei cosiddetti buoni propositi, e non perché si stava avvicinando il nuovo anno, o meglio, il fatto dell’avvicinarsi dell’anno nuovo è stato lo spunto iniziale, che poi ho ridefinito e limato: questa pagina di diario è stata finora, e probabilmente continuerà a essere per un pezzo, una continua bozza, che non voglio pubblicare fino a che non mi pare davvero completa.

Intanto, voglio mettere in chiaro che non sono dentro il pensiero dei “buoni propositi per l’anno nuovo“. Piuttosto: ho bisogno di pormi degli obiettivi verso cui puntare, provando e riprovando a farlo nonostante gli inevitabili fallimenti, qualora dovessero esserci. E’ tempo per me di ritrovare un rapporto con la “norma” interiore, e il motivo è che se non lo faccio, sento che la mia vita andrà sgretolandosi piano piano, e piano piano diventerà un nulla fatto di autocommiserazione, e disprezzo per me stessa. Tutte cose che non vanno bene.

IL PRIMO PROPOSITO: non salterò mai più una classe di yoga a meno che cause di vera forza maggiore non mi costringano a farlo.

Intanto un aggiornamento sul primo proposito: sta andando bene. Da quando ho preso la decisione, sono sempre andata a lezione.

IL SECONDO PROPOSITO: questo secondo proposito riguarda l’alimentazione. Ci ho pensato tanto, perché non mi sento prontissima. Ma devo incominciare. Cosa significa? Significa che devo perdere circa una decina di chili, più o meno, e per farlo devo controllare quanto e come mangio e bevo. Forse la domanda che viene spontanea è: perché? sei forse così sovrappeso da avere dei problemi di salute? No. Però sento che peso troppo per la mia capacità di muovermi con l’agilità necessaria. Certo, è vero: ho avuto in passato problemi legati all’alimentazione: in adolescenza, e a volte anche in età adulta: ho sofferto di binge eating. Non sono anoressica, né bulimica. A volte sono arrivata a perdere molto peso, soprattutto intorno ai trenta e poi ai quaranta anni. Per una persona della mia altezza e della mia corporatura, 1 metro e 63 centimetri, con una corporatura nella norma, arrivare a pesare 49 chili vuol dire essere eccessivamente magra, con le conseguenza del caso, come per esempio la sparizione del ciclo mestruale. Gradualmente questa condizione di magrezza eccessiva è sempre comunque sparita, per assestarsi su un peso più nella norma, tipo 54/55 chili. Adesso però per un motivo o per l’altro, ho raggiunto quasi i ? chili. Parte di questo cambiamento è sicuramente dovuto all’età, alla premenopausa, o alla menopausa vera e propria, piuttosto che all’assunzione di metadone, però c’è anche l’eccessiva assunzione di cibo e il bere alcol, non in modo smodato, ma certamente quotidianamente. Inoltre, talvolta, sono soggetta ancora ad attacchi di binge eating, che significa che compro molto cibo (spesso dolci o formaggi), e ne mangio in quantità eccessiva. Ora, la mia età, le mie condizioni fisiche, il mio stato di salute mentale, sconsigliano questo: è davvero necessario che io cominci a mangiare in modo salutare e moderato, con un occhio alla bilancia, senza però farne un’ossessione. Non voglio, né sarebbe una buona cosa, pesare 49 chili: ma tornare a pesare 54/55 chili sì. Questo, per quel che mi riguarda, significa mangiare meno e meglio, senza però soffrire o affamarmi. Ne ho bisogno: sia per una questione di salute fisica, ma anche per il mio benessere mentale.

delicatezza – continua

Opportuno questo sfondo nero. nero come il mio umore. vorrei scrivergli, ma qualcosa mi impedisce di farlo. E quel qualcosa è che sono stanca di essere presa in giro.

la delicatezza che lui dice di voler mostrare nei confronti della sua (ex) moglie, dei suoi figli: perché non ne mostra alcuna nei miei confronti? io sono quella che deve sempre capire, io sono quella che non può fare richieste, io sono quella che non può prendersela se le richieste non vengono accolte. Io, in poche parole, esisto poco.

Allora se io chiedo “dormi con me domenica”, la risposta è “no”. Se io aspetto che arrivi presto domenica mattina, per infilarsi con me sotto le coperte, a mezzogiorno e mezzo lui è ancora a casa. E fa pure finta di non essersi accorto del tempo che passava.

Ma allora dov’è l’amore che dice di provare?

se domenica, prima di mangiare, lui cerca di fare l’amore con me, io mi sottraggo, perché il suo umore cambia? e perché nega, e non ammette che ci è rimasto male? e non fa altro che fare battute anche un po’ cattive per poi sorridere e dire, “ma stavo scherzando”… E perché non mi chiede nulla? perché non mi chiede, io come sto? io come mi sento?

una giornata sconclusionata

Tipica giornata in cui succedono cose, che non sembrano essere connesse tra loro. Mi sveglio di umore difficile, un po’ perché è lunedì, un po’ perché le giornate sembrano spesso inconcludenti e mi spaventa perdermi, in queste giornate così sfilacciate. Ma in ogni caso riesco a farmi il caffè, a lavarmi e vestirmi e a uscire di casa. Destinazione, Ser.T. In realtà sarei dovuta andare giovedì, ma questa terapia me la sto molto autogestendo. E quel che è peggio, senza un vero e proprio metodo. Vorrei cominciare a dare un metodo a questa mia assunzione: in teoria sarei a 10 ml, o 50 mg. Invece potrei tranquillamente stabilizzarmi a 6 ml, cioè 30 mg, al giorno. Quando sarò pronta, comincerò a scalare sul serio. Cioè, alla luce del sole. Perchè poi l’idea è scalare, scalare, scalare: e chiudere. Intanto comunque con la cocaina va meglio. Spero, davvero spero, di riuscire a chiudere con la cocaina. Basta. E’ buona, fa stare bene, ci sono una serie di rituali legati alla sua assunzione che mi piacciono. E non si pensi a nulla di scriteriato: non ci sono siringhe, né cocaina fumata, è tutto molto “normale”. La cocaina la sniffo: in quantità abbastanza minime, anche se per quanto mi riguarda, affaticano le mie finanze … Insomma, un grammo lo pago 80 euro in fondo, e mezzo grammo 40, e a volte prendo 50 euro: e non va bene.

The testaments, and other novels by Margaret Atwood

The Testaments, by Margaret Atwood, is the novel which I finished reading last week. It all started with “Alias Grace”, which I read after watching the series on Netflix. I liked the series very much, appreciated the novel. So I bought the ebook of “The Handmaid’s tale”: I would’t have minded watching the series, but it was not available on Netlix, and that is the only pay tv I have. But the novel was good. So good that I couldn’t resist and had to buy “The testaments” too, as the author herself declared that it takes off from the end of the Handmaid’s tale and tells whatever happened next: it’s the sequel.

The structures of the two novels is the same: the reader does not understand it straight away, s/he finds it out only at the very end, but The testaments is discussed in a conference held in a not very distant future – say something like a hundred years before. The people attending, mainly but not only historians, discuss it, and consider it a very precious finding, telling them about what happened when the Country of Gilead still existed, but is entering its decadence. Here there are three female narrators, not just one, who also appear in the Handmaids Tale.

Io, e i miei progetti: e la voglia di scrivere

Devo dire che mi è mancato non scrivere in questi giorni. E’ diventato più difficile trovare il tempo, innanzitutto. Tempo che, come con i soldi, in realtà spreco in quantità: perchè sabato sono andata a comprare 40 euro di cocaina, e non dovevo, non potevo, devo piantarla. Questo delle droghe è un discorso da approfondire. La seconda cosa è che lui, il mio grande e terribile amore, è tornato. E’ tornato perchè in realtà mi ama e non riesce a stare senza di me. E’ tornato perchè mi desidera, e lui non riesce a stare senza fare l’amore. E’ tornato perchè anch’io l’ho riaccolto, e come sempre gli ho “dato il la”, come si dice. Certo:

Così scrivevo il 16 ottobre. E oggi, che è il 5 novembre, riprendo da qui, perché quelle parole son esattamente quelle che potrei scrivere oggi. Con in più una terribile malinconia, e tristezza, mi sento cupa, e stanca, e sola, e senza voglia. Non so più dove andare, cosa fare, mi sento persa.

Senza connessioni

Mi ritrovo questa notte senza connessioni. Ma ci sono alcune cose che ho capito, e che cercherò di non dimenticare, perché poi non ci saranno più, davvero: non ci saranno più.

la seconda vigilia di natale che trascorriamo solo in tre: mia sorella evita questa occasione come la peste, perché non vuole avere più rapporti con il compagno di mia madre. Mia madre non può, né vuole, lasciarlo fuori da questo momento, per cui mia sorella non partecipa più alla festa, che tradizionalmente si è sempre festeggiata a casa di mia mamma, con il suo compagno, mia sorella e io con i rispettive e le rispettive compagne di vita. Adesso mia sorella, come lo scorso anno, trascorre la notte della vigilia altrove, e il quel giorno, o il giorno dopo, parte per un viaggio verso Paesi lontani dove fa caldo. Quest’anno tocca a Capoverde, l’anno scorso forse è stata in Madagascar. Non lo so, perchè neanch’io ho più contatti con lei.

Però questa sera, questo 24 dicembre 2019, ho capito che non devo più presentarmi davanti alle persone cui voglio bene a mani vuote. Un pensiero, anche se minuscolo, anche se quasi insignificante, lo devo portare con me, e darlo: fare un piccolo regalo. Ho letto la delusione sul viso di Paolo di fronte alle mie mani vuote. Mi sono sentita a disagio di fronte a lui per le mie mani vuote. E anche di fronte a mia madre e al suo compagno. Bastava un piccolo pensiero personale, non una pianta e un panettone, per quanto graziosi e buoni: qualcosa di personale. E anche per lui: per Paolo, sul cui viso ho letto una tristezza lieve.

Alla fermata della 50 di ritorno da yoga. Ore quasi 21. Piove.

Il mio cuore si spezza a tratti. Si spezza perché Paolo mi manca, e perché ogni volta la fine si fa più vicina. Colpa mia, colpa sua, colpa di entrambi. Certo che le cose vanno bene per un poco poi qualcosa si rompe, e io comincio con le recriminazioni e lui mi risponde con il silenzio.

Le mie recriminazioni di ieri, tramite whatsapp: “Buongiorno, buon viaggio. Spero che il mal di schiena vada meglio.“. E lui risponde: “Un po’ meglio, grazie. Buona giornata anche a te”. Io: “The ice age. Cominciata ieri, prosegue anche oggi. In ice age pure io, nonostante a te non freghi poi particolarmente. Altri pensieri ti assillano. Ben più importanti.” Poi, sempre io, pochi minuti dopo: “Del resto è sempre e comunque una questione di priorità. E non fa bene per la mia autostima essere sempre l’ultima delle tue. Anzi, non sono nemmeno una priorità. Magari lo fossi. Non posso neanche concorrere. E non dirmi, ecco al solito“. E ancora, sempre io: “Fai come vuoi. Fai come ti viene. E stai con le persone della cui sensibilità ti importa davvero. Per delicatezza nei miei confronti non ti frega di fare proprio niente. Ciao ciao“.

Silenzio per tutto il giorno. Lui non risponde. Allora oggi ecco che riprendo: “Nonostante ormai sarai straconvinto che no no non andiamo proprio d’accordo, noi due… E che io, oltre che asociale, sono anche presuntuosa e richiedente, e ti tedio sempre, sempre con le solite, sciocche richieste… E tu hai sempre, sempre ragione, beh, buongiorno. Buona giornata, buon lavoro.” E poi, “Ah, sì, sono anche insensibile, perché non capisco, e in fondo cosa voglio da te. E leggermi, oh no! Non sia mai. Buongiorno lo stesso. Già trovata una trombamica di tuo gusto?” (emoji con la faccina che strizza l’occhio). A questo messaggio risponde: “Buongiorno. E Buona giornata anche a te, elisa. Straconvinto rende bene l’idea. Di te ho un’idea molto molto migliore di quella che dipingi tu. Ma è inutile che te lo dica. La tua autostima è quel che è, non sarò io a cambiarla. In ogni caso, buongiorno.“Rispondo: “La mia autostima è quel che è. Ma a infilare il palo, girarlo e infilarci dentro i pensieri più sprezzanti, tu non hai un piccolissimo ruolo, sai, visto quel che io penso di te”.

Infine, un lungo mio monologo, lasciato senza risposta:”Ah, straconvinto rende l’idea? ma grazie. Oh grazie. Sono sicura che con Edwige (x fare un nome a caso) andrai molto più d’accordo. Oppure con Lucia, visto che per delicatezza nei suoi confronti sei disposto a fare tutto quello che ti chiede. Sì sì, in ogni caso buongiorno E spero che la schiena ti faccia meno male, e che l’ansia (per il lavoro naturalmente) ti stia lasciando in pace. La persona con cui non vai affatto d’accordo perché non ti capisce, perché sta male a essere sempre ultima nei tuoi delicati pensieri, ti ringrazia, ti saluta. Ok. Stra stra stra convinta pure io. Almeno su questo siamo d’accordo. Saluti e baci. E stra stra stra stufa di essere trattata come uno straccio per la polvere, pure poco intelligente e arguto. Un oggetto usa&getta. E un’ultima cosa, e poi tacerò per sempre. Pensa che quando scrivevi, vorrei essere nel letto insieme a te, amarti e accarezzarti e starti addosso, io ci credevo. E poi domenica mattina, invece di arrivare alle nove o alle dieci, ti sei messo in moto a mezzogiorno e mezza. Che sciocca, che ingenua a crederti. E ora taccio“.

Delicatezza

Ci sono dei momenti in cui, ancora, mi viene da piangere, ma poi li lascio andare, e nonostante sia tanto triste, non piango più e penso ad altro. Ci sono dei momenti in cui mi viene voglia di andare a comprare un mezzo grammo di cocaina, ma poi penso, a che pro: sono soldi buttati via, e certo non risolvono il mio problema. Non c’è niente da fare: lo so che ci sta provando, ma non gli riesce poi bene. non mi ama più, se mai mi ha amato. Sono un fastidio, una palla la piede, un vincolo. Forse cerca di non ammetterlo neanche a se stesso, perché in fondo è lui che, dopo avermi lasciato per un mese, ha voluto tornare insieme. Ma io non credo che sia cambiato qualcosa, anzi, probabilmente le cose sono peggiorate, e adesso proprio mi sopporta poco.

Ero quella che un paio di mesi fa, a Padova, ero asociale e stupidamente gelosa incapace di stare con gli altri. Adesso, circa due mesi dopo, inuma sabato e domenica a Milano, sono quella che è presuntuosa, che mi arrogo il diritto di conoscerlo. Sono quella cui dice, domani a mezzogiorno sono da te, come se non vedesse l’ora: quasi da arrivare in anticipo. E invece arriva all’una, e a mezzogiorno e mezza è ancora a casa sua. Sono quella con cui non dorme insieme, mai, pe run intero fine settimana non trova, non desidera, trascorrere con me un sola notte. Sono quella che non invita a casa sua per “delicatezza” nei confronti della sua (ex) moglie e dei suoi figli, dopo quasi 4 anni che stiamo insieme. Sono quella per cui non nutre questo desiderio. Sono quella per cui sono mesi che sta parlando con un avvocato per separarsi, ma sono anche quella che non ritiene abbastanza importante per mandare al diavolo sua moglie e fare ricorso per una separazione giudiziale. Sono quella a cui dice, almeno facesse qualche tentativo per riprovarci, per dirmi che mi ama ancora. Sono quella che per lui non soffre quando vive e sente e ascolta tutte queste cose.

Ecco: io sono quella.

La mia autostima, che già è piuttosto bassa, non trae giovamento da tutta questa svalutazione. E ieri, perché non avevo voglia di fare l’amore con lui, si è raffreddato come un ghiacciolo, nonostante l’assoluto negare. Ma non voglio essere la sua “tromabamica” preferita, oh no. E invece lui continua a considerarmi così, appena un po’ di più, perché facciamo altre cose oltre che scopare, cioè l’aperitivo, e ogni tanto un pranzo insieme da me di domenica, e a volte una cena di sabato o domenica (quando gli conviene, ovvio), e andiamo a sentire qualche conferenza a Bookcity insieme, come buoni amici. E in più quando ci (gli) viene voglia, pure scopiamo. Ma non sono la sua compagna, oh no. Non gli basto. Non sono abbastanza intelligente. O che so.