Già, è difficile. Apri Fb: questa pubblica che è in Vietnam a fare le vacanze in uno dei Paesi più belli del mondo, quest’altro il discorso di commemorazione per l’amico non si capisce se tossicodipendente o no, ma comunque morto a Rogoredo e parla della passione per gli ultimi e per la rivoluzione e pubblica la foto del suo matrimonio con Don Gallo seduto lì accanto. Quest’altra è a un matrimonio di due giovani nigeriani e balla tutta la domenica mattina dopo una prima timida reticenza. L’altra saluta l’amico deceduto con parole nobili. Un altro si fa fotografare mentre contempla il monte Rosa o Bianco o quale altra catena montuosa, solo nel sole, preso di spalle che contempla con zaino e scarponi la montagna. Quell’altra commemora Genova 2001 e descrive la pena di quando si toglieva il gas lacrimogeno attaccato addosso.

Apri Instagram: foto di giovani neanche ventenni che con le labbra a broncio e la posizione che fa risaltare la snella corporatura trascorrono vacanze a Ibiza o Formentera o chissà dove.

Poi c’è Twitter: da GiPi che non tace un giorno, alle stupidate più assure sui chocopops che non sanno di cioccolato. E commenti commenti commenti sul sindaco di Londra che vuole mettere la rete 4g così si potrà parlare al cellulare anche sotto la metropolitana e decine di commuters che si lamentano e dicono no, meglio l’air conditiong perché sulla Central line si muore dal caldo.

E in ufficio la collega non ti degna di uno sguardo, blocca la fotocopiatrice e manco si ferma a vedere che cosa è successo, firma tutta piena di sicumera le sue relazioni e sparisce dietro la porta. E intanto la fotocopiatrice è bloccata. Ma a lei non frega niente. E io devo mandare giù il commento sarcastico che mi viene da dirle quando scrive sulla chat che poverina ha perso il treno e che lunedì di merda.

Che palle.

Penso che diserterò i social per un po’. E whatsapp solo per ragioni strettamente di lavoro. Niente più fb, instagram, twitter. Non ho più voglia di leggere di vacanze in meravigliosi Paesi che non vedrò mai, o vacanze che non farò mai più per il momento e poi comunque sono troppo vecchia, e smetterò di guardare fotografie di montagne o splendide spiagge o valli meravigliose o discorsi così di sinistra che danno persino fastidio quando poi sai che quelle precise persone ti ascoltano con un orecchio e con l’altro pensano ai cazzi loro e che cosa voglia dire ascoltare non lo sanno per niente. Nonostante parlino ai convegni dell’importanza dell’ “ascolto” …

Devo dire che la mia collega C. mi sta parecchio sulle palle. Non capisco precisamente perché. Ma sarà perché è figlia di un poliziotto e gemella? o perché si crede chissà chi? Non so. Un’altra di queste che mi sta sui coglioni. Problema mio, certo, problema mio. Ma c’è quel modo di non guardare, di non parlare, di pensare che si è tanto tanto fighe…. che mi irrita proprio tanto. Comuque: questo un proposito per il prossimo anno e quelli a venire: orario di lavoro assolutamente osservato rigidamente. Se si fanno ore in più, recuperate entro il mese. Basta. Ho i coglioni girati ma girati ma girati.

A D. non ho voglia di rispondere. Nè lo farò. Che si tenga la sua curiosità sugli ex, come li ha chiamati lui. Non ho tempo né voglia di rispondere. Mi rompo i coglioni su questa mania di parlare del tempo. Il pianeta è rovinato, il clima è cambiato: bisogna rassegnarsi, Adesso fino a novembre andremo avanti così, con temperature a cui noi del ventesimo secolo non eravamo stati abituati, eppure farà caldo, caldo. Poi farà un freddo medio fino a giugno e poi da luglio in poi ci saranno 40 o 50 o lo sa il cazzo quanti gradi fino a ottobre.

E’ vero: sono stanca. Sono stanca dell’arroganza, sono gelosa delle avventure altrui, ho nostalgia per la vita che non ho vissuto. Tutto quello che ho scritto è uno sfogo: uno sfogo alla Herzog (personaggio del romanzo di Saul Bellow). Un grande romanzo, Roberto, (Roberto Vacchini, che segui il mio blog, cioè, sembra che, ma dubito che tu legga tutte questi sproloqui, ma ti taggo, così non hai speranza).

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