la prima parte delle vacanze

Ho aspettato queste vacanze come una persona assetata e accaldata e a cui l’acqua non è immediatamente accessibile. Ho contato i giorni, e finalmente il 1° agosto è arrivato e siamo partiti. Diretti vicino a Viterbo, in quella parte dell’alto Lazio che confina con la Toscana e l’Umbria, la Tuscia viterbese. Viterbo stessa, Bolsena e il lago omonimo, Orvieto a 20 chilometri, piccoli paesi medievali costruiti in cima a poggi, il Tevere che scende verso Roma. Terra anticamente di Etruschi, poi di Romani, e poi delle ricche famiglie romane con i loro palazzi e i loro papi. Il lago di Bolsena è il lago vulcanico più antico di Europa, non distante il lago di Vico. I monti Cimini, una campagna fertile, dove ormai si coltivano soprattutto olivi, noccioli e vite nella zona di Montefiascone. Ma la traccia della campagna rimane, e qualche campo di grano, di granturco e di girasoli resiste. A parte i monti Cimini, a pochi chilometri di distanza, la campagna ondeggia con larghe colline, e basse. Boschi, boschi ovunque. Si imbocca facilmente la SR 2, ovvero la via Cassia, e la via Francigena era e esce di scena: se la si cerca, la si trova. Bolsena, per esempio, è decisamente una tappa: ed è piena di luoghi per i pellegrini.

Ok, basta il tono da guida turistica. Noi siamo arrivati giovedì 1° agosto, e siamo ripartiti per Milano domenica 11. Per 9 giorni ci siamo organizzati giorno per giorno, e ogni giorno abbiamo trovato qualcosa di nuovo e diverso da realizzare: su due giorni – uno poi uno di riposo al lago e poi uno – di passeggiata: una sola passeggiata che abbiamo diviso in due, perché quando siamo partiti la prima volta, poi ci siamo persi, e abbiamo dovuto rinunciare e tornare indietro. Però non ci siamo dati per vinti: e dopo un giorno di riposo, siamo ritornati sullo stesso sentiero, ma riprendendolo dalla parte opposta: così abbiamo potuto visitare le abitazioni ipogee, e le tombe di un cimitero etrusco, o forse più antico. Durante entrambe le passeggiate, abbiamo sofferto grandemente il caldo e soprattutto la sete.

Poi i laghi: due volte ci siamo accostati a quello di Bolsena, e in una di queste abbiamo fatto il bagno in un paese di fronte a Bolsena; la seconda volta, non era possibile fare il bagno nel lago: c’era molto vento. Ci siamo accontentati di visitare la cittadina graziosissima, e il museo (etrusco?), e di litigare come due gatti impazziti, tanto che di sera non abbiamo cenato e non abbiamo condiviso il letto.

E’ stata una bella vacanza. Non un viaggio, non proprio un viaggio, ma tante parole, qualche scoperta, tante cose nuove viste, alcune cene al ristorante (la sagra della bufala, due cene al Quadrifoglio), cene a casa cucinate con buon gusto, tante birre come aperitivo e vino fresco. A casa, addirittura, una sera una bottiglia di Ferrari, e un’altra una bottiglia di champagne (di cui non ricordo il nome). Sorrisi in abbondanza: ho potuto vederlo sorridere tanto. Anche risate, talvolta: risate, vere. Un telefono cellulare perso e poi ritrovato, il centro commerciale, la spesa sostenuta. Due capi di vestiario acquistati a Orvieto? a Bolsena?: io un vestitino blu di lino scelto da lui, lui una camicia pure di lino, che gli sta benissimo. Acquisto suo? mio? non ricordo: ma eravamo insieme. Lunghe chiacchierate di vita intima, personale: suo fratello, la sua ex-moglie, i suoi figli. Io meno: è lui che comanda, anche se magari sono io che chiedo, che rimango sul punto.

Ha potuto leggere il suo romanzo, e lo ha praticamente finito. Ha potuto suonare la chitarra. Ha potuto alzarsi presto e leggere i giornali. Ha potuto avermi ogni giorno. Credo che ogni giorno (a parte forse un giorno) lui abbia fatto l’amore e abbia avuto un orgasmo. Ogni giorno dei nove giorni trascorsi insieme. E io ogni giorno ho potuto addormentarmi con lui accanto. Ho potuto sdraiarmi nel letto e sentire il. suo respiro nel sonno. Ho potuto alzare gli occhi sempre e trovarmelo davanti, allungare la mano e toccarlo, prendere la sua mano e carezzarla, con un dito carezzare le sue sopracciglia, toccare le sue guance e accarezzare quel poco di barba. Guardare i suoi occhi dalle pupille piccolissime nella luce, quindi straordinariamente pieni di colore, miele, verde scuro che era verso il marrone, occhi talvolta dorati, quasi trasparenti.

Questa è stata la prima parte della mia vacanza. Come è stata, come me la sono immaginata. Qui tutto un po’ si mischia, l’idea è che prima o poi qualcosa succeda. Ora pubblico, la prima parte. E’ in fieri la seconda.

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