Che poi mi ero convinta che di qui non ci sarei passata più. Invece a quanto pare quasi per caso ci finisco dentro, per ingordigia, ovvio, ma anche perché non sono proprio capace di dire no, fino a lì non vado più. Così il 31 luglio mi trovo a casa dello spacciatore a aspettare che arrivi la coca, e vado poi a farmi una riga nell’antro di un portoncino poco distante, con il mio nuovo amico di coca, cui racconto un po’ di palle e dopo di che lo banno in modo che non possa più chiamarmi o messaggiarmi. E ancora ieri e questa mattina, accompagno Simo a Baggio e accetto la riga che mi offre e che ci facciamo in auto prima di partire, e poi questa mattina lo vado prendere per riportarlo a casa e ottengo il suo vero nome, il suo luogo di nascita quello che sceglie di raccontarmi della sua vita scombinata e con poco senso.

Ora, le droghe, queste droghe, posseggono un grande potere.

I figli del mio compagno di tre anni e sette mesi (a tanto siamo arrivati, nonostante qualche brevissima separazione e tentativo di chiudere) mi fanno molta pena. La loro collettiva e individuale sofferenza mi urla addosso.

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