Continuo a non capire come WordPress.com funziona. Proprio non ci riesco. Mi chiedo se questa difficoltà è dovuta al fatto che non voglio pagare, né pagherò mai per nessun upgrade …

Listen here, you of WordPress.com: I am telling you in English too, if you do not get it in Italian: I will not, never ever, pay for any upgrade of any kind. I found your course quite difficult and boring to follow, too much to take in in one lesson, with chapters and sub-chapters, and links to this and that, so that it has been quite impossible for me to get really into it. So there are two possible explanations to my finding WordPress.com a poor blog site: or I am stupid or you are using some tricks and make things difficult and hard to understand because I am refusing to pay. Sorry, there is a third quite likely possibility: I find it difficult to understand web design and so forth. But let me say that you do not make it easy for the likes of me.

Ok: dopo questo sfogo, credo che sia ora di affrontare il tema che mi sta a cuore, cioè la fine del mio rapporto di amore, del mio innamoramento, della mia relazione con Paolo. Prima di tutto va detto che la parola fine l’ha messa lui. E’ lui che ha deciso che non ce la fa a stare dentro una relazione stabile, una relazione che gli richieda un impegno di una certa importanza. Non è la prima volta, infatti, che cerca di lasciarmi, che alle mie richieste di maggiore vicinanza, maggiore coinvolgimento, lui si tira indietro e prova a dire basta, cedendo poi alle mie argomentazioni, al mio venirgli incontro, al mio dire “facciamo come vuoi tu”. Inevitabilmente poi ci si riavvicinava, da entrambe le parti, con parole di amore, e fantasie di futuro insieme, con il suo chiedere tempo, in modo da riuscire sempre di più a stare bene con me. Questa volta non ha ceduto, e io non ho più insistito. Per me lui non è più. Mi disturba vedere quello che pubblica su fb, o su Instagram, come oggi, mi fa male, come una coltellata, sapere che da qualche parte, non tanto lontano da qui, ma in realtà lontanissimo, lui continua a vivere. Insomma, cornuta (si fa per dire) e mazziata. Ho sbagliato, ho sempre sbagliato. Ogni volta che lui metteva distanza, chiedeva di essere lasciato, mi lasciava, io avrei dovuto prenderlo sul serio. Avrei dovuto capire, e starmene lontano. Non ho voluto cedere: mi sono convinta che eravamo fatti l’uno per l’altra, che la nostra gioia nello stare insieme, la gioia della condivisione, del parlare l’una con l’altro, la comprensione, il passato comune, la reciproca stima, il fatto di essere così compatibili, il mio, e sottolineo, il mio (quanto egoisticamente!) amore sarebbe bastato per convincerlo, per far funzionare il nostro rapporto.

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