Mi presento, un’operazione non facile. Intanto ci vuole del coraggio per raccontarsi, credo. Che cosa ho deciso di fare? Di dire il vero o di mentire? In effetti non ho molta scelta. Tendenzialmente, nonostante sia brava a dire bugie, non riesco a mentire veramente.

Se qualcuno ha letto altre cose che ho scritto, ha capito che ho avuto un rapporto piuttosto stretto con le droghe. Questo però non significa, in fondo, che io abbia mai davvero consumato alcunché. Ho letto di droghe, ho frequentato parecchie persone che usavano, le ho ascoltate; mi sono informata, ho lavorato con consumatori “problematici” per parecchi anni, sono stata testimone di uso e di abuso e sono stata sul posto del consumo e dell’abuso. Quindi, è come se. Facciamo che sia “come se”.

Sono donna e eterosessuale e ho amato da vicino e da lontano molti uomini. Ho avuto fantasie che riguardano donne, anche. Oppure, forse, è il contrario. Sono bisessuale. Sono omosessuale con fantasie sull’amore con uomini. Conosco il sesso? Insomma. So cos’è l’orgasmo, so cos’è un orgasmo: ma ne ho mai veramente avuti, di orgasmi? Mi sono innamorata tante volte, più di quante avrei dovuto, e più di quanto mi abbia fatto bene, e spesso mi sono innamorata senza senso, e senza sesso. Mi sono sposata, senza senso e con poco sesso. Mi sono sposata due volte, a dieci anni di distanza tra la prima volta e la seconda. Ora sono divorziata, Libera di stato. Ho una storia, che forse sta per non durare.

Di questo posso scrivere. Lui è sposato, con figli grandi. Tanto per dire, il più giovane ha diciassette anni. Sua moglie è malata, malata di mente. Pazza. Pazza?

Ora, stiamo insieme da più di tre anni, lui e io. Prima con circospezione, poi lui si è separato di fatto, e adesso forse si separerà anche di diritto. Bene. Bene? No. Purtroppo no. Non riusciamo a trovare un equilibrio. Non sappiamo quanto vederci, quando vederci, se vederci. Non dormiamo quasi mai insieme. Facciamo l’amore, certo, ma è difficile che trascorriamo la notte insieme, che ci svegliamo insieme. E io ci soffro. Non abbiamo tanti amici in comune, e quando siamo insieme siamo noi due il più delle volte. A me questo piace, come mi piace fare cose insieme. Sia lui che io abbiamo amici che non condividiamo, e che vediamo ognuno per suo conto, e questo non è un problema. Non conosco i suoi figli, e quando ci sono loro io a casa sua non vado. La maggior parte del tempo o stiamo fuori, o stiamo da me, o facciamo, da me, l’amore: ma non dormiamo insieme e lui va quasi sempre via. Ieri sera mi ha rimproverato di volere “fare la moglie”, di volere “un rapporto esclusivo”, e che questo mio voler dormire con lui significa che voglio che siamo noi due e basta, come un matrimonio. E lui questo non lo sopporta, non gli piace, vuole che il nostro sia un rapporto “aperto”, non nel senso che stiamo anche con altre persone, ma che viviamo ognuno la sua vita, e che frequentiamo amichevolmente altre persone, sia insieme che separatamente. Mi sono ribellata a questa sua interpretazione, perché non è affatto vero che io voglio fare la moglie e voglio trascorrere tutto il mio tempo con lui e basta: solo che mi piacerebbe fare cose con lui, sia insieme sia con altre persone, e che talvolta sento il desiderio di dormire con lui. Dormire e basta. Trascorrere la notte nello stesso letto.