The testaments, and other novels by Margaret Atwood

The Testaments, by Margaret Atwood, is the novel which I finished reading last week. It all started with “Alias Grace”, which I read after watching the series on Netflix. I liked the series very much, appreciated the novel. So I bought the ebook of “The Handmaid’s tale”: I would’t have minded watching the series, but it was not available on Netlix, and that is the only pay tv I have. But the novel was good. So good that I couldn’t resist and had to buy “The testaments” too, as the author herself declared that it takes off from the end of the Handmaid’s tale and tells whatever happened next: it’s the sequel.

The structures of the two novels is the same: the reader does not understand it straight away, s/he finds it out only at the very end, but The testaments is discussed in a conference held in a not very distant future – say something like a hundred years before. The people attending, mainly but not only historians, discuss it, and consider it a very precious finding, telling them about what happened when the Country of Gilead still existed, but is entering its decadence. Here there are three female narrators, not just one, who also appear in the Handmaids Tale.

Io, e i miei progetti: e la voglia di scrivere

Devo dire che mi è mancato non scrivere in questi giorni. E’ diventato più difficile trovare il tempo, innanzitutto. Tempo che, come con i soldi, in realtà spreco in quantità: perchè sabato sono andata a comprare 40 euro di cocaina, e non dovevo, non potevo, devo piantarla. Questo delle droghe è un discorso da approfondire. La seconda cosa è che lui, il mio grande e terribile amore, è tornato. E’ tornato perchè in realtà mi ama e non riesce a stare senza di me. E’ tornato perchè mi desidera, e lui non riesce a stare senza fare l’amore. E’ tornato perchè anch’io l’ho riaccolto, e come sempre gli ho “dato il la”, come si dice. Certo:

Così scrivevo il 16 ottobre. E oggi, che è il 5 novembre, riprendo da qui, perché quelle parole son esattamente quelle che potrei scrivere oggi. Con in più una terribile malinconia, e tristezza, mi sento cupa, e stanca, e sola, e senza voglia. Non so più dove andare, cosa fare, mi sento persa.

Senza connessioni

Mi ritrovo questa notte senza connessioni. Ma ci sono alcune cose che ho capito, e che cercherò di non dimenticare, perché poi non ci saranno più, davvero: non ci saranno più.

la seconda vigilia di natale che trascorriamo solo in tre: mia sorella evita questa occasione come la peste, perché non vuole avere più rapporti con il compagno di mia madre. Mia madre non può, né vuole, lasciarlo fuori da questo momento, per cui mia sorella non partecipa più alla festa, che tradizionalmente si è sempre festeggiata a casa di mia mamma, con il suo compagno, mia sorella e io con i rispettive e le rispettive compagne di vita. Adesso mia sorella, come lo scorso anno, trascorre la notte della vigilia altrove, e il quel giorno, o il giorno dopo, parte per un viaggio verso Paesi lontani dove fa caldo. Quest’anno tocca a Capoverde, l’anno scorso forse è stata in Madagascar. Non lo so, perchè neanch’io ho più contatti con lei.

Però questa sera, questo 24 dicembre 2019, ho capito che non devo più presentarmi davanti alle persone cui voglio bene a mani vuote. Un pensiero, anche se minuscolo, anche se quasi insignificante, lo devo portare con me, e darlo: fare un piccolo regalo. Ho letto la delusione sul viso di Paolo di fronte alle mie mani vuote. Mi sono sentita a disagio di fronte a lui per le mie mani vuote. E anche di fronte a mia madre e al suo compagno. Bastava un piccolo pensiero personale, non una pianta e un panettone, per quanto graziosi e buoni: qualcosa di personale. E anche per lui: per Paolo, sul cui viso ho letto una tristezza lieve.

Alla fermata della 50 di ritorno da yoga. Ore quasi 21. Piove.

Il mio cuore si spezza a tratti. Si spezza perché Paolo mi manca, e perché ogni volta la fine si fa più vicina. Colpa mia, colpa sua, colpa di entrambi. Certo che le cose vanno bene per un poco poi qualcosa si rompe, e io comincio con le recriminazioni e lui mi risponde con il silenzio.

Le mie recriminazioni di ieri, tramite whatsapp: “Buongiorno, buon viaggio. Spero che il mal di schiena vada meglio.“. E lui risponde: “Un po’ meglio, grazie. Buona giornata anche a te”. Io: “The ice age. Cominciata ieri, prosegue anche oggi. In ice age pure io, nonostante a te non freghi poi particolarmente. Altri pensieri ti assillano. Ben più importanti.” Poi, sempre io, pochi minuti dopo: “Del resto è sempre e comunque una questione di priorità. E non fa bene per la mia autostima essere sempre l’ultima delle tue. Anzi, non sono nemmeno una priorità. Magari lo fossi. Non posso neanche concorrere. E non dirmi, ecco al solito“. E ancora, sempre io: “Fai come vuoi. Fai come ti viene. E stai con le persone della cui sensibilità ti importa davvero. Per delicatezza nei miei confronti non ti frega di fare proprio niente. Ciao ciao“.

Silenzio per tutto il giorno. Lui non risponde. Allora oggi ecco che riprendo: “Nonostante ormai sarai straconvinto che no no non andiamo proprio d’accordo, noi due… E che io, oltre che asociale, sono anche presuntuosa e richiedente, e ti tedio sempre, sempre con le solite, sciocche richieste… E tu hai sempre, sempre ragione, beh, buongiorno. Buona giornata, buon lavoro.” E poi, “Ah, sì, sono anche insensibile, perché non capisco, e in fondo cosa voglio da te. E leggermi, oh no! Non sia mai. Buongiorno lo stesso. Già trovata una trombamica di tuo gusto?” (emoji con la faccina che strizza l’occhio). A questo messaggio risponde: “Buongiorno. E Buona giornata anche a te, elisa. Straconvinto rende bene l’idea. Di te ho un’idea molto molto migliore di quella che dipingi tu. Ma è inutile che te lo dica. La tua autostima è quel che è, non sarò io a cambiarla. In ogni caso, buongiorno.“Rispondo: “La mia autostima è quel che è. Ma a infilare il palo, girarlo e infilarci dentro i pensieri più sprezzanti, tu non hai un piccolissimo ruolo, sai, visto quel che io penso di te”.

Infine, un lungo mio monologo, lasciato senza risposta:”Ah, straconvinto rende l’idea? ma grazie. Oh grazie. Sono sicura che con Edwige (x fare un nome a caso) andrai molto più d’accordo. Oppure con Lucia, visto che per delicatezza nei suoi confronti sei disposto a fare tutto quello che ti chiede. Sì sì, in ogni caso buongiorno E spero che la schiena ti faccia meno male, e che l’ansia (per il lavoro naturalmente) ti stia lasciando in pace. La persona con cui non vai affatto d’accordo perché non ti capisce, perché sta male a essere sempre ultima nei tuoi delicati pensieri, ti ringrazia, ti saluta. Ok. Stra stra stra convinta pure io. Almeno su questo siamo d’accordo. Saluti e baci. E stra stra stra stufa di essere trattata come uno straccio per la polvere, pure poco intelligente e arguto. Un oggetto usa&getta. E un’ultima cosa, e poi tacerò per sempre. Pensa che quando scrivevi, vorrei essere nel letto insieme a te, amarti e accarezzarti e starti addosso, io ci credevo. E poi domenica mattina, invece di arrivare alle nove o alle dieci, ti sei messo in moto a mezzogiorno e mezza. Che sciocca, che ingenua a crederti. E ora taccio“.

Delicatezza

Ci sono dei momenti in cui, ancora, mi viene da piangere, ma poi li lascio andare, e nonostante sia tanto triste, non piango più e penso ad altro. Ci sono dei momenti in cui mi viene voglia di andare a comprare un mezzo grammo di cocaina, ma poi penso, a che pro: sono soldi buttati via, e certo non risolvono il mio problema. Non c’è niente da fare: lo so che ci sta provando, ma non gli riesce poi bene. non mi ama più, se mai mi ha amato. Sono un fastidio, una palla la piede, un vincolo. Forse cerca di non ammetterlo neanche a se stesso, perché in fondo è lui che, dopo avermi lasciato per un mese, ha voluto tornare insieme. Ma io non credo che sia cambiato qualcosa, anzi, probabilmente le cose sono peggiorate, e adesso proprio mi sopporta poco.

Ero quella che un paio di mesi fa, a Padova, ero asociale e stupidamente gelosa incapace di stare con gli altri. Adesso, circa due mesi dopo, inuma sabato e domenica a Milano, sono quella che è presuntuosa, che mi arrogo il diritto di conoscerlo. Sono quella cui dice, domani a mezzogiorno sono da te, come se non vedesse l’ora: quasi da arrivare in anticipo. E invece arriva all’una, e a mezzogiorno e mezza è ancora a casa sua. Sono quella con cui non dorme insieme, mai, pe run intero fine settimana non trova, non desidera, trascorrere con me un sola notte. Sono quella che non invita a casa sua per “delicatezza” nei confronti della sua (ex) moglie e dei suoi figli, dopo quasi 4 anni che stiamo insieme. Sono quella per cui non nutre questo desiderio. Sono quella per cui sono mesi che sta parlando con un avvocato per separarsi, ma sono anche quella che non ritiene abbastanza importante per mandare al diavolo sua moglie e fare ricorso per una separazione giudiziale. Sono quella a cui dice, almeno facesse qualche tentativo per riprovarci, per dirmi che mi ama ancora. Sono quella che per lui non soffre quando vive e sente e ascolta tutte queste cose.

Ecco: io sono quella.

La mia autostima, che già è piuttosto bassa, non trae giovamento da tutta questa svalutazione. E ieri, perché non avevo voglia di fare l’amore con lui, si è raffreddato come un ghiacciolo, nonostante l’assoluto negare. Ma non voglio essere la sua “tromabamica” preferita, oh no. E invece lui continua a considerarmi così, appena un po’ di più, perché facciamo altre cose oltre che scopare, cioè l’aperitivo, e ogni tanto un pranzo insieme da me di domenica, e a volte una cena di sabato o domenica (quando gli conviene, ovvio), e andiamo a sentire qualche conferenza a Bookcity insieme, come buoni amici. E in più quando ci (gli) viene voglia, pure scopiamo. Ma non sono la sua compagna, oh no. Non gli basto. Non sono abbastanza intelligente. O che so.

Il giorno della commissione disciplinare…

Oggi, 12 novembre 2019, mi sono presentata davanti alla commissione disciplinare dell’ordine degli assistenti sociali della regione Lombardia, detto anche CROAS.

Come al solito ho fatto la mia solita figura. Ho messo su le arie dell’intellettuale che parla con l’accento giusto, con quella sfumatura di giusto disprezzo nella voce, appena accennato, un lieve sarcasmo. In realtà è il mio modo di comportarmi in queste situazioni, per cui c’è veramente poco che io possa fare…

Correggerlo, forse?

Non mi ama

Dopo la telefonata, con il dolore che mi spezzava in due, con il dolore insopportabile che questo uomo riesce a procurarmi, ho pensato: cristo, ma non ho nessuno. Non posso chiamare nessuno per raccontare quello che è successo. Per raccontarlo a modo mio, con digressioni, e abbondanza di dettagli, e confusione e fatica. E avevo bisogno di dire quello che era successo. Avevo bisogno di dire che ancora una volta ero stata calpestata, insultata, svalutata, nel modo in cui lui riesce a fare, gelido, cattivo, rigido, con la parola “fine” stampata nella testa, con i pensieri già negativi, con quel suo insistere sull’errore, sul fatto che comunque le cose non erano andate secondo le nostre aspettative, che comunque era stato un errore: partire insieme non ci aveva reso più felici, ma ci aveva allontanati, delusi, e quindi ancora una volta sbagliati. E io che sentivo l’onda delle lacrime tagliarmi il respiro, io rispondevo quasi balbettando, cercando di difendere il nostro rapporto, sentendo la sua freddezza, la sua lontananza, il suo disprezzo, la sua cattiveria. E io che non sapevo bene cosa dire.

Non sapevo bene come rispondere: come dirgli che questo doveva essere il nostro tempo, e invece era stato il tempo degli altri, e il mio senso di colpa per volere il nostro tempo. Sapendo che per lui il nostro tempo non aveva – non ha – lo stesso valore che ha per me. Che il nostro tempo vuol dire entrare per un poco nella bolla e starci. Mi sono vergognata per questo mio desiderio, e mi sono sentita sbagliata per desiderarlo.

E lui che nulla ha detto per rassicurarmi, lui che con la voce tirata dall’antipatia rispondeva a malapena, e sottolineava con il suo modo di essere la mia mancanza: il mio essere asociale, il mio volere rifugiarmi dentro alla coppia, per quelle poche ore che ci erano concesse. Io che non ero stata all’altezza, che mi volevo ribellarmi alla presenza continua degli altri, come in realtà ci eravamo ripromessi prima di partire. Perché se due si amano vogliono del tempo per sè, giusto? non tutto il tempo, non sempre, ma talvolta, soprattutto ora, che ci si vede così poco. Viaggiavamo paralleli, e il suo pensiero mi martellava nella testa: non siamo fatti uno per l’altra, siamo sbagliati, non siamo compatibili.

Così poi lui questa mattina mi ha scritto scusandosi per la sua cattiveria, e io l’ho scusato, ma il problema resta. Certo che resta: non mi ama.

28 settembre 2019

Non ho idea di quello che ho scritto né di quello che è stato salvato come bozza nei giorni di sabato 26 ottobre, o di domenica 27. Io ho fatto questa gita per accompagnare Paolo, ma

27 ottobre 2019

Sono a Lecce, in mezzo a un turbinio di sfortuna.

Ieri ho lasciato il mio pc sull’aereo, nella tasca del sedile accanto al mio. Me ne sono accorta, naturalmente, troppo tardi

Due parole sulla foto del “profilo”

Non ce la faccio, e questa cosa mi sta tormentando da alcuni giorni… Ho modificato la foto del profilo una prima (o seconda?) volta quando ho scelto la rosa. Poi ho nuovamente cambiato, e mi sono detta: oso, e come immagine del profilo inserisco una fotografia che mi ritrae. Anche se, guardandola bene, non mi pare che mi somigli tanto, mi sono chiesta se invece in quella foto io fossi riconoscibile. Ok: non capiterà mai che qualcuno che conosco, o che mi conosce, legga questo diario digitale. Ma in fin dei conti, queste pagine sono esttamente questo: un diario digitale. Ci sono io in queste pagine, in queste parole, nei racconti delle cose che mi succedono o che mi sono successe in passato. E io non sono pronta, queste pagine non sono narrativa, non sono fiction. Sono la realtà, per quanto questa parola possa avere un senso in questo contesto. Ma la mia storia contiene anche eventi che non sono mai stati condivisi con nessuno, se non con le persone più vicine e intime.

Questa intimità e condivisione è quello che rende questo spazio così speciale per me. Ed è per questo che – almeno per adesso, poi si vedrà – non posso ancora mettere la mia faccia nella foto