una giornata sconclusionata

Tipica giornata in cui succedono cose, che non sembrano essere connesse tra loro. Mi sveglio di umore difficile, un po’ perché è lunedì, un po’ perché le giornate sembrano spesso inconcludenti e mi spaventa perdermi, in queste giornate così sfilacciate. Ma in ogni caso riesco a farmi il caffè, a lavarmi e vestirmi e a uscire di casa. Destinazione, Ser.T. In realtà sarei dovuta andare giovedì, ma questa terapia me la sto molto autogestendo. E quel che è peggio, senza un vero e proprio metodo. Vorrei cominciare a dare un metodo a questa mia assunzione: in teoria sarei a 10 ml, o 50 mg. Invece potrei tranquillamente stabilizzarmi a 6 ml, cioè 30 mg, al giorno. Quando sarò pronta, comincerò a scalare sul serio. Cioè, alla luce del sole. Perchè poi l’idea è scalare, scalare, scalare: e chiudere. Intanto comunque con la cocaina va meglio. Spero, davvero spero, di riuscire a chiudere con la cocaina. Basta. E’ buona, fa stare bene, ci sono una serie di rituali legati alla sua assunzione che mi piacciono. E non si pensi a nulla di scriteriato: non ci sono siringhe, né cocaina fumata, è tutto molto “normale”. La cocaina la sniffo: in quantità abbastanza minime, anche se per quanto mi riguarda, affaticano le mie finanze … Insomma, un grammo lo pago 80 euro in fondo, e mezzo grammo 40, e a volte prendo 50 euro: e non va bene.

Ferragosto e dopo

ok ok scrivo. scrivo in rosso su campo grigio così mi diverto di più. Dunque: a ferragosto parto sola per nota località ligure, per fortuna la mia abitazione rimane ben sopra il paese, che – nonostante possegga a tratti anche una vaga grazia, case di mare, ville d’epoca, stretti vicoli (che vicoli non si chiamano, hanno un loro prezioso e personalissimo nome) che scendono come rivoli nella stretta strada principale dal nome noto – è comunque un puttanaio. Puttanaio non per l’affollamento (che pure non manca), puttanaio per i negozi chic dai prezzi choc (che, pure, non mancano), puttanaio per vocazione, puttanaio senza cortesia, puttanaio perché grossolano e ridondante, puttanaio come la Silicon Valley, come le start up e le start down, puttanaio perché senza senso e senza piacere. Al di là che uso questa parola senza offesa per nessuno. Lo so, non andrebbe detto, pare cosa d’altri tempi: ma io sono d’altri tempi, e mi schermisco, ancora, e chiedo scusa, ancora.

Il giorno dopo ferragosto, il 16, venerdì, mezza intontita e mezzo incocainata, e mezzo benzodiazepinata, mi avventuro al mare. Vado a bere una birra al bar, che è cambiato, non è più quello, ora ha ambizioni da chiringhito, e mal gli stanno. E mi addormento mentre sto bevendo la birra: noi drogati. Il mare, dove nonostante tutto riesco a scivolare e nuotare, è caldo.

Poi arriva il sabato. Ecco: sabato 17 non esco di casa. Non riesco. Non rispondo al telefono, non riesco. Sono come una balena spiaggiata. Non più incoccata, non più benzodiazepinata, definitivamente sobria: non mi muovo. Ma poi domenica e lunedì riprendo il solito ritmo: mi sveglio, pigra non mi muovo se non verso mezzogiorno, ma poi scendo al mare, che vuole dire passeggiare fino alla nota località ligure, prendere il pullman per la spiaggia libera dove vado di solito, nuotare, leggere, insomma, fare le cose che si fanno quando ci si vuole impigrire sotto un ombrellone, in una spiaggia non così affollata da gridare “aiuto portatemi via”.

E adesso siamo a martedì: martedì oggi, martedì 20 agosto: prese diverse decisioni, come partire domani e tornare a casa, ma dare un senso a questa giornata andando a fare una gita a queste famose grotte. Consiglio le grotte: sarebbe bello vederle per due volte di seguito, in realtà, perché sono una meraviglia.

Di ricadute e altre storie

Che poi mi ero convinta che di qui non ci sarei passata più. Invece a quanto pare quasi per caso ci finisco dentro, per ingordigia, ovvio, ma anche perché non sono proprio capace di dire no, fino a lì non vado più. Così il 31 luglio mi trovo a casa dello spacciatore a aspettare che arrivi la coca, e vado poi a farmi una riga nell’antro di un portoncino poco distante, con il mio nuovo amico di coca, cui racconto un po’ di palle e dopo di che lo banno in modo che non possa più chiamarmi o messaggiarmi. E ancora ieri e questa mattina, accompagno Simo a Baggio e accetto la riga che mi offre e che ci facciamo in auto prima di partire, e poi questa mattina lo vado prendere per riportarlo a casa e ottengo il suo vero nome, il suo luogo di nascita quello che sceglie di raccontarmi della sua vita scombinata e con poco senso.

Ora, le droghe, queste droghe, posseggono un grande potere.

I figli del mio compagno di tre anni e sette mesi (a tanto siamo arrivati, nonostante qualche brevissima separazione e tentativo di chiudere) mi fanno molta pena. La loro collettiva e individuale sofferenza mi urla addosso.