Punto e a capo, 2.

Scrivere è pensare. Pensare è scrivere. Sono molto d’accordo con un pezzo pubblicato su una delle newsletters (“doppio zero”) che seguo, dove si sottolinea il fatto che il pensiero ha i suoi tempi, e certamente l’immediatezza non è il tempo del pensiero. Le intuizioni possono essere veloci, lampi che esplodono in testa, e che a volte riesco ad afferrare. Poi però devo tornare su di esse, per elaborarle e trasformarle in pensieri.

Ora, certamente non penso che questa del Sara-Cov-2 sia una montatura. Ma la gestione della rappresentazione, e di conseguenza delle misure da adottare per ostacolarne la diffusione fra le persone più a rischio sono state – continuo a pensare – un grande, cosmico, errore. Cosmico perchè mondiale, la pandemia della stupidità del #iorestoacasa ha contagiato la magggioranza, che come sempre, mi vien da dire, ha eseguito gli ordini e ha passivamente chinato la testa di fronte alle misure adottate, senza discuterle, senza ribellarsi, e così siamo tutti rimasti a casa, benché senza capire bene perchè. Almeno: io non ho capito bene perchè.

Non ho capito perchè il posto dove lavoro ha chiuso a doppia mandata le porte: se non per consentire alle madri di rimanere a casa con i figli in età scolare. Lavorare nel pubblico impiego, almeno in certi comparti, vuol dire lavorare con centinaia di migliaia di madri che dovevano stare a casa a badare ai figlioletti a loro volta a casa da scuola. Erano a casa anche i padri, ma non sia mai che le madri si fidino della capacità d accudimento dei padri. Quindi tutti a casa, asserragliati dentro a doppia mandata. Ma io, senza figli in età scolare da accudire, perchè sono stata costretta a stare a casa. Perchè lavorare da remoto? Quando invece l’ufficio avrebbe potuto, e dovuto, rimanere aperto, con la possibilità di funzionare, se non a pieno regime, almeno a regime ridotto. Non ho capito, non capisco, nè mai capirò. Anzi: a dir la verità spero un giorno di capire. E spero, un giorno, di poter dire, ma guarda un po’, avevo proprio sbagliato.

Tutti a casa, tutti chiusi dentro casa: tutti con la paura nel cuore. Una paura irragionevole, irrazionale, paranoica e stupida. Una paura incomprensibile. E, come scrivevo poco sopra, così sia disperata sia sciocca, da vergognarsi, da vergognarsi di fare parte di questa umanità schiava e servile.

Good morning – 15 febbraio

Rieccomi, ma starò qui solo il tempo di un saluto velocissimo. Quasi un tweet, per ricominciare. E’ stato un mese difficile: in cui sono stata molto male per due settimane, due settimane in cui ho tirato avanti veramente barcollando. Poi piano piano sono risalita dal baratro in cui ero precipitata. Perché queste cadute hanno sempre bruschi avvii, motivati da cause diverse che poi si allacciano l’una all’altra, e diventano concause. Per esempio, il malumore e la tristezza collegati ai cambiamenti ormonali rendono difficili le relazioni, la difficoltà nelle relazioni crea una pesante sensazione di oppressione e solitudine, che poi diventa chiusura e incapacità a guardare a me stessa, agli altri, a quello che c’è intorno a me in modo un poco benevolo. Questo umore (mood) mi si attacca addosso come una sanguisuga (leech) e la mia vitalità tocca livelli bassissimi.

Una acutissima sensazione di ansia oggi a mezzogiorno mentre in bici andavo da mio padre. Più tardi ho capito che cosa stava succedendo, perché la sensazione di angoscia, benché non più acuta, continuava ad espandersi, densa e pesante. Si sono aggiunte anche sensazioni fisiche, e poi ho capito, verso le quattro del pomeriggio, che il motivo era che non avevo assunto l’escitalopram alla mattina. Stavo quindi sperimentando sintomi di astinenza, blandi ma persistenti. nonostante questo, il pensiero della morte, della mia morte, e della morte dei miei genitori, del loro invecchiamento, devastante, portava anche a capire che è giusto lasciare che mio padre parli con me della sua angoscia propria angoscia e paura della sua morte così vicina, per lui. E che non sia giusto che io mi sottragga, sempre e comunque, a queste confidenze. Inoltre, il pensiero andava oltre, abbracciava la consapevolezza che ciascuno ha un suo modo di fronteggiare questa paura totalizzante, il terrore della morte: ogni persona si aiuta con quello che ha, e a modo suo. E parte del fatto di essere umani, di essere adulti e di essere soli è la realizzazione concreta e l’accettazione senza giudizio di questi modi, tutti differenti, e il pensiero che io posso sopportare anche dalle persone a cui voglio bene, quelle più vicine, i loro differenti modi, e accoglierli, senza giudizio, senza alcun tipo di valutazione. Diventa necessario essere x